Recensione “La mia famiglia e altri animali” di Gerald Durrell
Ho appena terminato di leggere “La mia famiglia e altri animali”, un libro uscito nel 1956, ma ambientato negli anni 30.
E’ narrato da Gerald Durrell, stesso protagonista del libro insieme alla sua famiglia, che sarebbe diventato poi un illustre zoologo. Durante gli anni 30, Gerald era solo un bambino, un instancabile curiosone, e insieme con la sua famiglia si trasferì sull’isola di Corfù per circa cinque anni, dove le avventure non sono di certo mancate.
La famiglia di Gerry (Gerald) è una famiglia molto stravagante e molto unita, nonostante la diversità fra tutti i componenti. E’ così articolata: madre, tre figli e una figlia. Gerry è il più piccolo, poi ci sono Larry, fanatico di letteratura e aspirante scrittore, Leslie, ossessionato dalle armi e dalla caccia, e Margo, una ragazza dolce e affabile con qualche fissazione per il suo aspetto. Manca la figura del padre, che rovistando su internet, ho scoperto essere venuto a mancare prima del loro trasferimento a Corfù.
Il loro trasloco in Grecia era stato quasi imposto da Larry, stanco della pesante aria britannica che portava tutti i componenti a non pochi disagi: chi con il catarro, chi con i canali semicircolari delle orecchie infiammati e chi con l’acne.
Nonostante l’iniziale titubanza della madre, dopo circa trenta secondi buoni, erano tutti a fare le valigie verso la paradisiaca isola. Da lì inizia un susseguirsi di avventure, scoperte, conoscenze con personaggi grotteschi che rende il libro un fiume di conoscenza, risate e nostalgia.
La parte che più ho apprezzato, però, non dipende soltanto dalla penna di Durrell, quanto dalla vita che quelle pagine riescono a farmi vivere.
Che cosa mi affascina precisamente di quella vita così ben raccontata?
Sicuramente la sensazione che avessero intere giornate da dedicare alle proprie passioni, cosa che oggi mi sembra quasi appartenere a un altro modo di vivere. Non è un racconto ambientato tra uffici, scrivanie e obiettivi vari, ma solo il racconto esilarante di una famiglia che riempie le proprie giornate senza doverle giustificare rendendole efficienti. Il loro tempo ruota intorno alla costruzione (inconsapevole) di una quantità incredibile di ricordi ed esperienze nella cornice di un’isola meravigliosa, che, a leggerla oggi, confesso mi lascia addosso anche un po’ di amarezza.
Comunque, facciamoci passare questa amarezza e concentriamoci su quello che Gerry voleva, forse, effettivamente raccontare: la sua passione per le migliaia di creaturine che ha avuto la possibilità di osservare, catturare e studiare durante quegli anni.
Gerald dimostra continuamente il suo amore per il mondo animale, raccontando le proprie scoperte senza risultare mai noioso. Al contrario, il suo modo di narrare è così stimolante che mi sono ritrovata a cercare su internet praticamente ogni creaturina nominata, molte delle quali avevo ignorato fino a quel momento.
Quel bambino così attento riesce a portarci nel mondo più microscopico con una facilità disarmante, riconoscendo nella vita degli animali un’esistenza che passa quasi sempre inosservata ai nostri occhi.
Di fronte, magari, al mio abituale spavento per una cavalletta, dopo la lettura di questo libro il mio punto di vista è cambiato: ho iniziato invece a soffermarmi sulle sfumature dei colori, magari sulle antennine, insomma, sui piccoli dettagli che prima avrei ignorato.
Doverosa menzione va a Spiro, protettore instancabile, che finisce quasi per assumere il ruolo di zio acquisito per l’intera famiglia. Non li abbandona praticamente mai, accompagnando i Durrell per tutta la loro permanenza a Corfù. Sicuramente un po’ burbero a volte, ma è una presenza che dà brio al racconto, anche grazie al suo inglese decisamente personalizzato.
Se deciderete quindi, di accettare il mio consiglio, vi aspettano scene familiari esilaranti, discussioni e tanti incidenti, osservazioni della natura piene di vita, animali di ogni tipo (ciascuno con la propria personalità) e immagini favolose di Corfù e dei suoi indimenticabili abitanti.
Questo libro mi ha fatto ridere, incuriosire e più d'una volta desiderare di guardare il mondo con un po’ più dell’attenzione di Gerry.
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